fagiolo Badda bianco

Da diversi secoli negli orti irrigui del territorio di Polizzi Generosa, ricadente all'interno dell'areale del Parco naturale regionale delle Madonie, si coltiva un fagiolo bicolore di medie dimensioni e tondeggiante chiamato affettuosamente "badda", che signfica in dialetto palla. E' un fagiolo quasi sconosciuto in altri areali che non sia quello di Polizzi, dalla colorazione unica. Si presenta, infatti, bicolore con una suddivisione netta tra le due colorazioni distinte che possono essere avorio con macchie rosate-aranciate, oppure avorio con macchie viola scuro, quasi nere. Si tratta indubbiamente di due ecotipi locali che nel tempo hanno trovato nella vallata corilicola della catena montuosa delle Madonie le condizioni pedoclimatiche più favorevoli. I polizzani, per distinguere i due ecotipi, li chiamano (asola badda bianca e fasola badda niura o munachedda a seconda che sia prevalente rispettivamente la colorazione rosata-aranciata oppure quella scura.


fagiolo Badda nero

 



Cenni storici
Le origini di questo fagiolo pare siano da ricondurre alle Americhe ed in particolare alla civiltà Moche, che si sviluppo lungo la costa del Peru tra il 100 a.c. e il 750 d.c.
Ad avvalorare tale ipotesi sta un pregevole manufatto di ceramica, avente forma e colore uguale ai nostri fagioli a badda bianchi, che si osserva visitando a Lima il Museo Nacional de Arqueologia, nella sezione dedicata alla civiltà mochica. Da recenti indagini effettuate presso le comunità contadine andine è emerso che ormai del fagiolo a badda bianco si è perso la memoria, mentre l'ecotipo nero continua ad essere coltivato, negli ambienti altinetricamente più elevati, per autoconsumo e per la preparazione, dopo macinato, di una zuppa, molto nutriente da dare ai bambini.


Appare, pertanto, presumibile che l'introduzione di tale legume negli ordinamenti colturali di Polizzi è da collegare alle famiglie di nobili e notabili spagnoli che, dopo la visita nella cittadina dell'Imperatore Carlo V° (14 ottobre 1535),vissero per molto tempo nel territorio.
Alcuni secoli dopo in letteratura si parla di questo pregevole fagiolo, in un dialogo fra Filippo Rubè e Sara, nel Rubè dello scrittore polizzano Giuseppe Antonio Borghese.
Nel 2002 l'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste ha incluso tale produzione tra i prodotti tradizionali riconosciuti dal MiPAF ai sensi del D.M. 350/99.
Qualche anno dopo, nell'ambito di un percorso di promozione e valorizzazione della coltura, è stata attivata una stretta collaborazione tra i diversi soggetti pubblici e privati del territorio, che ha portato al riconoscimento del fagiolo quale presidio Slow Food e all'ampliamento della coltivazione


Tecniche colturali
La coltivazione dei fagioli "badda" viene da sempre realizzata negli orti irrigui familiari e gli agricoltori del luogo nel tempo hanno riprodotto il seme autonomamente. Nelle zone altinietricamente più elevate del territorio, che qui chiamano montagna, la semina inizia nella prima decade di giugno e più tradizionalmente coincide con la giornata dedicata a Sant'Antonio da Padova. Alla marina, ovvero nelle zone a quote più basse, la semina inizia più tardi, oltre la seconda quindicina di luglio, al fine favorire una migliore allegazione. A distanza di circa 3-4 settimane dalla semina vengono realizzate delle piccole capannine " u pagghiaru" , utilizzando canne e paletti di legno, in modo da consentire alla coltura di potersi arrampicare e sorreggere nel corso del ciclo vegetativo-produttivo. L'acqua irrigua di norma viene somministrata alla coltura con turnazione di 4-6 giorni a seconda l'andamento climatico stagionale.

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